domenica 29 dicembre 2013
sabato 28 dicembre 2013
domenica 6 ottobre 2013
SENZA TERRA
giovedì 17 gennaio 2013
Non so a che punto siamo
martedì 16 ottobre 2012
LA FINE DI UN SOGNO
Quando finisci di scrivere ancora non riesci a staccarti dalla tua creatura, è lì ad assediarti. Anche il fatto che perdi il file corretto è frutto del tuo inconscio che vuole rimanere attaccato alla storia. Il romanzo ormai è fatto, non voglio più ritoccarlo. Lo pubblico con un anno di ritardo; i festeggiamenti per i 150 dell'Italia sono lontani e il pericolo leghista non turba più i sonni di nessuno.
"Cosa potevano fare quegli uomini alla fine di un’epoca quando sembrava che la tirannia fosse ritornata a prendere possesso delle terre italiche: andarono Gioacchino, Luigi Baffa e poche decine di altri coraggiosi con la speranza di sollevare le Calabrie, di risalirle alla testa di un esercito di italiani.
mercoledì 19 settembre 2012
lunedì 17 settembre 2012
Camminando Onlus Amantea: Escursione al tramonto. San Pietro in Amantea
Oggi abbiamo percorso l'antica via che da Cosenza scendeva ad Amantea. Abbiamo fatto il tratto da Greci al mare attraversando il Camolo.
Emozioni forti mo hanno fatto compagnia.
Riporto uno dei capitoli del mio nuovo libro: LA FINE DI UN SOGNO; Luigi Baffa storia di un italiano.
Il viaggio viene compiuto nel 1786 da Amantea a Cosenza sulla stessa strada.
Partirono alle prime luci del mattino uscendo dalla porta di Catocastro e, dopo aver attraversato il fiume, salirono per il Camolo raggiungendo, dopo circa un paio di ore, il casale di Vadi posto sul crinale della collina. Avevano scelto questa strada perché li portava lontano dalle acque malsane del “Laghiciello” che, invece, avrebbero incontrato salendo dal casale di San Pietro costeggiando il crinale della montagna per giungere a Terrati.
Il lago anche in ottobre, dopo una stagione di caldo torrido, rappresentava un pericolo per i fumi maleodoranti che da esso si alzavano. La strada che stavano percorrendo evitava invece questo incontro e consentiva anche di accorciare il cammino. Non vi era necessità di passare da Aiello e poi dai casali di Grimaldi e Rogliano ed era inutile correre il pericolo di qualche malattia che dal lago arrivava; il loro carico era destinato a Cosenza.
La giornata era di un azzurro terso e il calore del sole aveva reso l’aria rarefatta. Lontano, piantate nel mare, Stromboli con il suo pennacchio di fumo e poi le isole, una dietro l’altra, e in fondo al mare, prima dell’orizzonte, a Sud, il fantasma dell’Etna. Guardando ti perdevi nell’infinito e avvertivi l’insensatezza dei tuoi sforzi mentre gli affanni diventavano un piccolo sospiro e la tua presenza un granellino nel mondo immutabile della natura. Una sensazione di pace estrema ti attraversava mentre percepivi di essere parte di questi boschi, di queste colline e del mare grande che era là sotto i tuoi occhi e non finiva mai. Tu appartenevi, come ogni altra cosa, a quel respiro lento che accompagnava il tuo cammino.
Gli animali e gli uomini formavano una lunga fila che si adagiava sulla collina. Quella scena, nel ricordo, ora mi appare come un quadro, impressa nella tela dagli oli di un pittore. Ne vedo i colori, ne avverto la calma, ne sento il silenzio.
Prima di Greci si fermarono per un breve riposo e per desinare. Comparvero come d’incanto delle forme di pecorino e della soppressata insieme a degli otri pieni di vino. Mangiarono con calma bevendo dagli otri grandi sorsate di liquido. Il salame fu tagliato in fette dallo spessore di un dito mentre i pezzi di pecorino accompagnavano grandi fette di pane. Non avrebbero più preso cibo fino all’arrivo alla sera e la sosta permetteva di riprendere fiato per il cammino che li attendeva.
Luigi era frenetico e percorreva il sentiero avanti e indietro fermandosi a parlare con i mulattieri, facendosi raccontare storie di donne e banditi. La sua curiosità contagiava il gruppo e nessuno si negava alla risposta.
Il ragazzo alla fine si era convinto ad andare in Collegio, lo aveva spinto il desiderio della nuova avventura e la promessa paterna di un viaggio in barca fino alla capitale nell’estate seguente. Era stato doloroso accettare l’idea di separarsi dagli amici, di non percorrere più le strade e i vicoli della sua città, ma aveva obbedito, si era piegato al volere paterno.
La giornata era ancora lunga e i pericoli del viaggio iniziavano adesso nei boschi di Potame, una selva fitta di castagni, faggi, pini ed elci, che prendevano il posto della macchia mediterranea che li aveva accompagnati fino a seicento metri di altitudine. Non era raro, in questi luoghi, incontrare il cinghiale, la volpe e lo scoiattolo o vedere volteggiare nel cielo il nibbio alla ricerca della sua preda, sentirne il grido acuto rompere il silenzio e potevi ascoltare, proveniente dal fitto della selva, l’ululato del lupo.
Nel bosco diventarono guardinghi. Non volevano correre il rischio di essere preda di un agguato, di uno di quegli assalti a tradimento che si terminavano in pochi istanti con il furto di qualche bestia o il rapimento di uno dei mercanti. Occorreva prudenza e bisognava affidarsi alla destrezza e al mestiere del capo dei mulattieri e alle armi dei miliziotti.
Appena fuori Domanico furono fermati da un gruppo di uomini con il fucile tra le mani, il pugnale ai fianchi, la fiaschetta a tracollo e sul capo il capello nero a cono ornato di nastrini colorati in cui il rosso predominava. Briganti, ma non in numero tale da destare preoccupazione.
Il loro capo, dal fisico atletico e dall’espressione truce, si fece avanti con il braccio alzato e il palmo della mano rivolto verso la comitiva nel segnale di arresto.
“Bielli paisani, da duvi veniti?
Fermativi nu pocu cu nua: nu sorsu ‘i vinu, na fetta di panu e furmaggiu e magari nu pugni di ‘sti fichi ca purtati cu vua.”
Conoscevano il nostro carico, ma il loro atteggiamento non era minaccioso: alcuni dei mulattieri erano loro conoscenti e forse loro compagni di malaffare in passato. Sapevano cosa trasportavano, ma non erano in grado di prendersi la roba.
“Cumpari Micu n’aviti fattu na surpresa.- Biagio il capo dei mulattieri, Biagio Anzovito, dai baffi folti e neri e dallo sguardo duro come un macigno, parlava al bandito. Parlava con lui come si fa con un conoscente, con qualcuno con cui si è mangiato pane e formaggio e spartito il rifugio. - Cumu aviti fatto a sapiri che un convoglio saliva la montagna?
Baaha!
C’ sempre ‘na spia pronta a tradire, nu Giuda che vive tra di noi.
Cumpari miu vua certamente non direte una parola? Non farete mai il nome del traditore, ma sapete pure che con mia ‘un n’é possibile prendersi il carico senza combattere.
Micu’ a mia ‘un na faciti, statini certu!”
“Biagiu Anzovi’ e chi vo’ pigliarsi ‘a robba?
Brigante si, fesso no!
U sacciu che nu scrontu vide a nua perdituri. ‘Un vulimo arrubbari! E pu’ arribbari a vua? Allu mio cumpari?
Simo tutti cristiani, ‘un simo cumu chilli ca si futtuno puri i gallini!
Simu cca, allu passu e tutti ni lassunu ancuna cosa.
Ci simu nua e la presenza nostra ‘un permette che ci siano cristiani marvagi. Nua survegliamu u boscu, cu nua site sicuri, putiti camminari in paci.”
Il brigante appariva anche lui un mercante, un venditore, che invece di frequentare le fiere di paese se ne stava appostato nei boschi e acquistava, incutendo paura, la roba degli altri senza pagare una grana.
Non erano una grossa banda e apparivano mal armati, ma dalla loro stava la conoscenza perfetta del territorio e la possibilità di colpire alle spalle senza farsene accorgere.
“Micu’ sti signuri, cumu tu sai, vengono da Amantea e portano a merce loro a Cosenza. Tutti rispettabili sunu e anche ‘mportanti. Iu mi signu incaricatu della loro protezione.
A parola di Biagio Anzovito è una merce preziosa e non sarete voi a impedire il passo.
U saggiu che aviti fami, u saggiu ca siti alla macchia per le ingiustizie subite, ma la rrobba loro ‘un na toccati.”
Questo non significava che potessero andare oltre senza pagare il pedaggio: si sarebbero lasciati dietro dei nemici e uno sgarbo era difficilmente scordato da gente simile.
Avrebbero pagato. Un cesto di fichi secchi, un barile di alici salate, un vaso di tonno sott’olio potevano bastare e in cambio avrebbero avuto la certezza di non essere più molestati fino a Cosenza e di non fare brutti incontri al ritorno. Al ritorno avrebbero dovuto ridare qualcosa della merce acquistata in città: qualche camicia, una manciata di nastri colorati. I “signuri di Amantea” si sarebbero rifatti delle perdite aumentando il prezzo delle merci, qualcun altro avrebbe pagato al loro posto.
Luigi rimase sorpreso, i briganti non erano feroci come se li era immaginati. Sì, erano eguali nel vestimento alle figure viste nei libri, avevano le armi dei racconti, ma non prendevano con la forza la roba degli altri. Il loro capo non era intelligente come pensava che dovesse essere un gran brigante. Lo aveva capito scrutando gli occhi dell’uomo, pupille poco mobili, incapaci di percepire la totalità del mondo, occhi duri, frutto della vita pericolosa condotta, ma anche occhi non guizzanti, non in grado di adeguarsi velocemente a fatti in rapido cambiamento. Forse anche per questo la banda non era cresciuta diventando un piccolo esercito.
Il ragazzo chiese il permesso di toccare le loro armi, prese in mano lo stiletto, assaggiò il vino delle loro borracce e sentì il racconto di uno di loro.
Il brigante apparteneva a una famiglia di contadini, che lavoravano a giornata sulla terra altrui, tanto era scarsa la possibilità di sfamarsi del frutto del proprio terreno. Una vita di miseria condotta alla ricerca perenne di qualcosa con cui cibarsi L’unico loro bene era una capra. La bestia aveva invaso il terreno della famiglia di don Antonio, il notaro di Carolei ed era stata sequestrata e mangiata dai suoi guardiani. Un torto senza rimedio, un’ingiustizia che privava i suoi del latte dell’animale. A nulla erano valse le lamentele, a nulla le richieste di risarcimento: il giovane si era fatto giustizia da solo sgozzando le pecore di don Antonio e dopo era stato costretto ad andare in montagna ed unirsi alla banda.
“Signu iutu alla casa del notaro; che paura ca avive! Mi battive forti ‘u cori. Fino a chillu iurnu non avive fattu mali a nessunu, anche qannu a mamma mia ammazzave li gallini iu avive di guardari i l’atra vanna.
Ho bussato rispettosamente al suo portone ed ho atteso il permesso di salire le scale. Ho aspettato che Don Antonio mi ricevesse.
‘N’attesa longa, nemmenu nu principu m’avisse fattu aspettari tantu.
Ed iu è aspettatu cu’ lu cappiellu in manu in signu di rispettu. Mentre aspettavo morivo, la paura aumentava, mi ripetevo le parole che avrei dovuto dire per non scardarmele e ritornare indietro senza aver pronunciato nulla.
Nu uaglunu eru e donn’Antoniu avivi tuttu: casi, greggi, terreni e guardiani. Iu eru sulu, na capra avive e loru si l’erunu mangiata.
A mamma mia ‘un vuliva che iisse alla casa du padrunu e memmenu suorma.
Chi putive fare nu ugliunu?
‘Un putive che crisciri, diventare uomminu.
E daccussì iu è fattu: n’uommunu signu diventatu, n’uommunu furiusu quannu don Antonio m’a cacciatu da casa sua, quannu m’à negatu u tuortu ca a famiglia mia avive ricevutu.”
Luigi ascoltava con attenzione e dentro sentiva la rabbia montare contro il notaro di Carolei: anche lui avrebbe chiesto giustizia, anche lui si vedeva nei panni del brigante e domandò: “C’à fattu pu’, ti si fattu giustizia, si iutu a chiedere l’intervento dei gendarmi?
Dimmi, raccontami cosa hai fatto?”
“Vossignoria putive iire dai gendarmi e si putive pigliare l’avvocatu, ma iu ‘un avie nenti e cu chi li pagave l’avvocati?
Chi mi stave a sentire a mia?
‘Un aiu avutu atri possibilità, sulu a vendetta mi restava, sulu faciennu ‘u malu putive rennere chillu ca avie ricevuto.
Signu ritornatu alla casa e che chianti è dovutu sentire. I fimmini, a manna mia e la suora mia a mi pregari, a mi chiedere di scurdari.
“‘Un nu fari dicivunu; ‘ un nu fari”.
N’uomminu chi putive fari?
Lavari u tuortu cu ‘na vendetta, ecco chi putive fari e iu l’è fattu...
Tuttu nu greggiu è ammazzatu, tuttu!
Vua c’avissivu fattu?
Vossignoria c’avisse fattu?”
Il brigante chiedeva ansioso e aspettava una risposta che placasse i rimpianti. Una vita lasciata dietro, una vita misera, ma onesta era quella che si era lasciata alle spalle per la prepotenza di un galantuomo.
“L’avisse ammazzate tutte pur’iu” il giovane Baffa rispose e i loro occhi si incontrarono in un cenno di totale intesa, di condivisione.
Ripresero il cammino: mancavano ancora poche ore al tramonto e non volevano farsi cogliere dal buio della notte a girovagare nei boschi.
Scesero velocemente verso Carolei e dopo finalmente nel Busento.
Appena prima del tramonto furono a Cosenza, fermandosi per la notte ai Rivocati.
sabato 24 settembre 2011
UNA FINESTRA PUBBLICITARIA
Come si riesce ad entrare nel circuito senza appartenere ad un gruppo o ad una scuderia?Praticamente è impossibile.
Si fa affidamento sulle proprie forze e sulla rete delle amicizie e si rompe l'animo un pò a tutti.
E' un esercizio faticoso e dai risultati incerti.
Sto tentando ma, fra non molto, mi fermerò.
Una finestrella è la recensione sul Giornale letterario.
Ho ripreso a scrivere approfondendo l'aspetto scenografo dei giochi di piazza durante la grande carestia del 1764.
lunedì 5 settembre 2011
Il terremoto del 1783: la Calabria è ridotta in macerie
Il terremoto del 1783 ha sconvolto la Calabria Meridinionale con tre scosse fortissime che hanno causato, secondo stime dell'epoca, circa 50.000 morti. In quegli anni le due provincie calabresi contavano un pò meno di 600 mila abitanti.
Impressionante la il disegno degli effetti del sisma sulle acque dello stretto di Messina. La percezione dei contemporanei fu tale che dall'evento fu avviato un esperimento di grande portata: La Cassa Sacra. L'istituzione incamerò tutti i beni degli ordini religiosi di Calabria Ultra e li pose sul mercato. I proventi dovevano servire per finanziare la ricostruzione e permettere l'emergere di un nuovo ceto di medi e grandi proproetari terrieri.
La grande abbazia di San Domenico di Soriano forse era il luogo di culto più grande della Calabria e rappresentava sicuramente un complesso di numerosi beni e possedimenti feudali del Convento. Il disegno rende la grandiosità degli edifici e rappresenta per la presenza del disegno delle rovine un raffronto per valutare gli effetti del sisma
I beni dell'abbazia furono incamerati dalla Cassa Sacra, ma purtroppo l'esperimento fallì miseramente: troppo forte era la presenza di un ceto baronale rapace e di un notabilato altrettanto feroce ed improduttivo.
Il Calabria arrivò il pricipe Pignatelli( feudatario tra l'altro di Belmonte Calabro) munito dei poteri di alter ego e con una nutrita pattuglia di intellettuali. L'intelligenza napoletana si cimentò nell'esperimento, ma i risultati non crearono quella proprietà diffusa per cui si batterono i fratelli Grimaldi in Calabria e Filangieri a Napoli.
Pizzo fu rasa al suolo e la sua marina subì gli effetti devastanti di un maremoto.
Lo studio del terremoto mi ha portato a percorrere le strade dei cartografici e miniaturisti di corte insieme a quelle più tortuose degli intellettuali calabresi. L'evento si inserì in quel più generale movimento di recintanzione delle terre, di espropriazione di usi civici che l'Inghilterra aveva subito un secolo prima. La era nata una borghesia agraria produttiva, qui da noi un notabilato borghese che scimmittova lo stile di vita baronale e nulla apportava al miglioramento delle terre.
I contadini si videvo privati dei beni demaniali, respinti dai terreni che prima conducevano in fitto concesso dagli ordini religiosi. Il tenore di vita dei ceti popolari si abbassò drasticamente. La guerra civile si radicò e prennunciava quella del 1799 prima e del grande banditismo del 1806-1808.
Il bel libro di Scafoglio analizza la struttura culturale dal lato etno-antropologico che conduce a questo scontro senza quartiere tra ceti popolari, clero, nobili e borghesia.
FIRENZE 12 SETTEMBRE ORE 18.30
La presentazione di Rosso è anche su:
www.saimicadoveit/tempolibero/evento.asp?Id=35183
faremo di meglio. A presto
mercoledì 31 agosto 2011
ROSSO giorno 12 settembre a Firenze alla festa di SEL
Ringrazio Aldo, Raffaele e Pier Luigi e tutti gli altri che saranno presenti non dimenticando anche quelli che non lo potranno fare. Sarà una serata di gioia.
Sul sito vedere la bella pagina dedicata al romanzo.
http://www.friendsofpoplar.it/index.php?option=com_content&view=article&id=1096:letteratura-rosso-lopera-prima-di-mario-aloe-&catid=37:dal-comprensorio&Itemid=58
martedì 30 agosto 2011
LETTERATURA : “ ROSSO” L’opera prima di MARIO ALOE .
Buona lettura e buon ascolto da JANKADJSTRUMMER
sabato 27 agosto 2011
"ROSSO" SUL QUOTIDIANO DI CALABRIA
Sono rimasto contento, non è molto, ma si parla di Rosso. Se ne parla bene.
Riuscire a piazzare sul mercato un romanzo è impresa ciclopica.
Vorrei che almeno un pò di attenzione lo ricevesse. Non è orgoglio personale, ma penso che il romanzo qualcosa valga. Rinuncerei a qualsiasi guadagno purchè il libro fosse letto.
mercoledì 24 agosto 2011
IL GRANDE SECOLO
Come riuscire ad avere la percezione di cosa significhi l'illuminismo e sentire i suoni, gli odori del grande secolo. Oltre ai libri il cinema rappresenta l'altra fonte essenziale. I film rintracciabili non sono molti, almeno quelli che ho trovato io e tra questi sicuramente Jefferson in Paris è il più interessante. Il racconto del soggiorno parigino, negli anni della rivoluzione, di Jefferson, futuro presidente degli USA è centrato sulla vita della corte, dei nobili, sull'attesa che qualcosa renda giusta la società.
I lumi, la ragione che indaga che sguarcia il velo delle superstizioni e dell' empirismo, come coglierli nella vita di ogni giorno, nei ragionamenti della gente, degli uomini colti, della nobiltà e come il popolo viene investito da questo vento impetuoso era una necessità coglierla se volevo avere un quadro di riferimento in cui i personaggi del romanzo si sarebbero mossi.
Non era importante la trama del racconto e come le figure avrebbero agito, ma in quale società esse vivevano, quali speranze nutrivano, come giocavano, impiegavano la loro vita e il loro tempo.
Ho cercato ed ho trovato Carolina e Ferdinando, Maria Antonietta, lo sceneggiato televisivo dei fratelli Taviani su Luisa di Sanfelice ed altro, non molto a dire il vero. Poi ho visto Danton, la serie televisiva su Napoleone e vari spezzoni e documentari: ore ed ore di immersione alla ricerca dei costumi, delle armi, dei mezzi di trasporto del settecento.
Ho cominciato a guardare dall'interno, a sentire il rumore dei passi, ho sbirciato per cogliere gli istanti degli incontri amorosi. IL MONDO NUOVO di Ettore Scola e RIDICULE di Leconte mi hanno fornito I COLORI DELLA FOLLA, le voci delle vie, l'idea del nuovo che entra ed impregna le giornate degli uomini. Sì, ero interessato ad immagazzinare impressioni e sensazioni. Raccontare non è una missione, ma appartiene a quell'arte antica dell'affabulazione a cui risalgono i racconti di caccia dei nostri antenati nelle caverne e le storie degli eroi e degli dei che si combattono sotto le mura di Troia. Volevo acquisire lo spirito dell'epoca per poi dopo farne la vita dei personaggi del mio romanzo, un pò come il libro di Antonio Scurati.
lunedì 22 agosto 2011
ESPLORAZIONI
La tradizione dei viaggi di esplorazione e ricerca è antica: i borboni hanno organizzato una serie di visite di eminenti scienziati.La spedizione riportata nel libro risale al 1826 e dà conto di una Calabria immutata, dalla geografia accidentata e dai terreni paludosi e scarsamente coltivati. La regione appare ancora immersa nel medioevo e sebbene i lumi, la rivoluzione del 1799 e i dieci anni dei napoleonedi nulla sembra cambiare.
La costa tirrenica del basso cosentino viene evitata: Amantea ha perso ormai il suo ruolo, non è più capoluogo di mandamento e il ritorno dei borboni ha rappresntato il suo definitivo declino.
Il ritorno della spedizione a Napoli appare come una liberazione agli scienziati.
Il brano è tratto dalle Lettere geografico-fisiche sopra la Calabria di Alberto Fortis pubblicato a Napoli nel 1784 e ritrovato tra i libri di mio cognato Enzo,prematuramente scomparso.
Il viaggio viene effettuato nel 1780, prima del grande terremoto del 1783, e la descrizione dei luoghi il più delle volte è idilliaca. Tra mito e leggenda la pagina dedicata ad Amantea riconduce alle giuste dimensioni il ruolo della nostra città.
Le due spedizioni descrivono un mondo chiuso e dalle condizioni sociali non attraversate dai grandi cambiamenti del secolo dei lumi.
I viaggi di ricerca per conto della corte napoletana tra il 1775 e il 1795 denotano l'attenzione che viene dedicata dal ceto degli intellettauli alle condizioni delle due province calabresi. Ragguardevoli sono le tappe dell'esplorazione del Galanti con la descrizione dettagliata oltre che dell'economia anche dello stato dell'istruzione. I costumi, le città, la morfologia vengono appuntati con metodicità e vengono anche indicati rimedi, possibilità di miglioramento. Il Galanti viaggia per conto di Ferdinando IV: siamo alla fine della fase dei tentativi riformisti che la corte attua per miglioarre le condizioni delle provincie.
Sullo stesso tema il Marchese Francesco Grimaldi di Seminara pubblica un bellissimo libro sulle condizioni dell'agricoltura calabrese. Il nostro, grande figura dell'illuminismo europeo, tratteggia le condizioni del'agricoltura e dell'industria delle due Calabrie ed individua rimedi, promuove società patriottiche per il miglioramento della coltivazione del baco, la commercializzazione dell'olio.
Uno sforzo immane iniziato nel suo feudo con l'introduzione di un nuovo aratro,del frantoio toscano, della siepe frangivento, della rotazione colturale.
La scoperta dei Grimaldi, l'altro fratello fa il filosofo a Napoli, è stata una sorpresa lieta ed ha iniziato un nuovo percorso: la ricerca dei calabresi fautori della ragione.
Una nuova avventura che rompe la noia dello studio e rende avvincente la costruzione del contesto del romamzo.
domenica 21 agosto 2011
Questo nuovo libro è stata la mia prima scoperta su quanti hanno raccontato la Calabria venendo da fuori, da altre realtà. Bartels è un ufficiale inglese catturato dai napoleonidi e rimasto nella regione per alcuni mesi.
La sua storia descrive un passato simile all'Eldorado e vive un presente di situazione economica e sociale degradata. I cultori neoborbonici hanno fatto un'opera di rimozione del dato storico e descritto un Sud all'avanguardia mentre tranne Napoli, Palermo e alcune altre zone il regno era già in grave ritardo rispetto ad altre parti d'Italia.
L'impressioni di Bartels è frutto di incontri con gente della sua classe sociale e poco vi è del popolo, dei contadini, dei braccianti e nulla si scorge del commercio e delle altre attività economiche: è come se la terra producesse da sè.
La descrizione della presenza dei briganti e dell'insucurezza delle poche vie di comunicazioni all'interno di un paesaggio selvaggio sono le parti più interessanti del libro. Strade interrotte dalla fiumare,lunghi e tormentati viaggi, città piccole ed anguste ecco la Calabria di inizio ottocento.
sabato 20 agosto 2011
VIAGGIO IN CALABRIA
Dopo aver letto Il Resto di niente ed aver visto il relativo film lo scrittore dilettante ha cominciato ad esplorare l'epoca con gli occhi dei contempranei.
Il primo dei libri acquistati è stato Viaggio In Calabria di Alexander DUMAS.
La Calabria dei "selvaggi d'Europa" è apparsa: niente strade, poche città,un'agricoltura povera, la mancanza di ricoveri.
E' stato sempre Pinuzzo ad indirizzarmi.
Castagne, lupini, interiora di animali ed un pane grezzo di frumentone e farina di castagna rappresentava l'alimentazione del popolo mentre ancora sono visibili le rovine del terremoto del 1783.
giovedì 18 agosto 2011
UN SABATO MATTINA PARLANDO CON PINO
Parlando con Pino della mia intenzione di continuare a a scrivere e accendogli confusamente la mia nuova idea ho ricevuto una serie di suggerimenti di letture. Il primo dei libri letti è stato quello di Enzo Striano,IL RESTO DI NIENTE.
Una ricostruzione romanzata della vita di Eleonora de Fonseca Pimentel.
La ricerca per ricostruire il contesto e lo spirito dell'epoca è iniziata, come anche altri spunti sono giunti dalla discussione di un sabato mattina. Un sabato cominciato come al solito al bar a bere un caffè-
COME INIZIARE
Per raggiungere le colonne d'Ercole si rende necessario percepire il quadro d'insieme,il cibo, i vestiti, le feste, i giochi, l'economia, le credenze, i sogni, i modi di corteggiamento.
Questo quadro d'insieme mi ha impegnato per mesi. Purtroppo non posso rendere conto di tutte le letture fatte e mostrarne le copertine.
Le carte geografiche, i rilievi delle città, i costumi dell'epoca rappresentano una curiosità continua e stuzzicano immeditamente l'attenzione.
Di questi renderò conto prossimamente.
lunedì 15 agosto 2011
L'idea
Mentre ero immerso in questi dilemmi è maturata l'idea di scrivere un racconto su come nasce l'idea d'Italia, una nuova nazione tra il 1780 e il 1815.
Si parte dal Sud perchè Napoli è la città più importante d'Italia e una delle princiali metropoli europee.
Il bog l'ho aperto per descrivere il viaggio in questa epoca tramite i sentieri di lettura percorsi, i libri consultati, le biblioteche visitate. Darò conto di questo viaggio, del profumo della carta, dei volumi allineati negli scaffali.